Pensieri (sparsi) dal convegno sul giornalismo digitale
Stasera ho partecipato a un convegno al Circolo della stampa di Milano sull’evoluzione digitale dell’informazione organizzato da Assodigitale.
Appena entrata mi ha stupito l’età del pubblico: su una cinquantina di persone gli under 30 (e forse anche gli under 40) non erano più di dieci…
Per il resto al di là di un paio di interventi con qualche spunto (micropagamenti e modello iTunes), credo che si sia parlato solo dei lati negativi di internet, dei nodi ambigui, anche con qualche inesattezza. Si è parlato di impoverimento della lingua (quando secondo me il web2.0 sta facendo riscoprire la scrittura), di anonimato e di blogger dipinti come diffamatori di professione (sto esagerando ovviamente, ma la sensazione che ho avuto è stata proprio che si facesse di tutta l’erba un fascio). Troppo spesso mi sembrava che il web equivalesse a Facebook, anche se sentire Franco Abruzzo dire che vive di internet non ha prezzo.
E, per riallacciarmi al post precedente, non si è parlato per nulla o quasi delle opportunità che internet dà al giornalismo, che deve ancora raccontare, verificando e interpretando, ovvio, ma che può avere nello UGC una fonte interessante di notizie (magari iniziando a riconoscere qualcosa agli utenti che mettono il loro materiale a disposizione….). Forse, vista l’età media e la scarsa propensione, come è giusto che sia, ai nuovi media, sarebbe stato meglio proporre una versione più ottimistica di internet. Sempre senza negare problemi e ambiguità, ci mancherebbe.
Considerazioni di un’aspirante giornalista che non vede rivalità tra giornalismo tradizionale e nuovi media.
“Treno deragliato in Centrale, tre vagoni caduti”
La notizia parte da Twitter intorno alle 22,30: “Treno deragliato in Centrale, tre vagoni caduti”. Si scatena la corsa alla condivisione e tutti a chiedere conferma. Ma stavolta, a differenza di quanto è successo con il terremoto de L’Aquila, dopo un’ora i social media non bastano più. Tutti a cercare fonti ufficiali. Qualcuno dice che i giornalisti del Corriere sono in stazione. E allora tutti sul sito del Corriere. Poi è la volta dell’Ansa. Nulla.
Iniziano i sospetti che non sia vero, finchè un giornalista Rai, ancora in redazione, copia e incolla la prima agenzia, uscita solo a mezzanotte. Niente di grave, fortunatamente. Solo allora si placa la sete di notizie.
Al di là delle polemiche che sono scaturite successivamente sui social network sul perché gli organi di informazione siano arrivati solo un’ora e mezza dopo, è un altro il punto su cui riflettere. Qualcuno conosceva di persona chi ha diffuso la notizia e sapeva che la fonte era affidabile. Eppure finchè non è arrivata l’Ansa, molti erano scettici, se non sulla notizia in sé, quanto sulla sua effettiva gravità.
E’ la conferma che, soprattutto quando una notizia e così circoscritta che non coinvolge tanta gente, il citizen journalist ha ancora bisogno del journalist? E il journalist non potrebbe forse sfruttare meglio le possibilità che gli apre il citizen journalist? In questo caso forse bastava una telefonata per verificare la notizia e tranquillizzare i cittadini.
L’Aquila, 10 agosto 2009
L’Aquila è una città ferma alle 3,32 del 6 aprile scorso. Il cinema Massimo, sotto la scritta “Oggi”, ha la locandina di un film uscito a marzo. La zona rossa è totalmente disabitata, ma sono diversi i turisti che in silenzio guardano e fotografano quello che è rimasto degli edifici. Eppure il centro è un cantiere aperto. Gli unici rumori sono quelli prodotti dagli operai che cercano di ristrutturare il possibile. Le nuove porte della città sono le travi di legno e le impalcature metalliche che tengono in piedi quel poco de L’Aquila sopravvissuto al sisma. Una cupola di ferro sovrasta quella in pietra della Chiesa delle Anime Sante in piazza Duomo.
A rendere silenziose le vie di questa città, i quasi 49mila sfollati ospitati dalla Protezione Civile nelle tendopoli della periferia e negli alberghi della regione. Il terremoto ha reso inagibile in parte o del tutto il 48% degli edifici civili e ben il 77% di quelli sotto la tutela dei Beni Artistici e Culturali.
Dopo quattro mesi da quel giorno, è terminato il conteggio degli sfollati che vivevano nella zona rossa o in case di categoria E o F – gravemente danneggiate o vicine a strutture pericolanti. Il censimento, conclusosi il 10 agosto, è stato necessario perché sono quasi finiti i primi 4 lotti del piano C.A.S.E. (Complessi Antisismici Sostenibili ed Ecocompatibili). 20 edifici che verranno consegnati entro settembre e che alloggeranno circa 3000 persone. Il completamento del piano prevede la consegna entro la fine del 2009 di altri 144 edifici di 20-30 appartamenti ciascuno. I palazzi sono distribuiti in 19 aree, per un totale di 4000-4500 abitazioni che ospiteranno solo 15000 persone. Per questo i senzatetto potranno scegliere tra l’assegnazione dei nuovi appartamenti o l’alloggio in abitazioni in affitto nel comune de L’Aquila a spese dello Stato. Per chi preferirà trovare autonomamente una soluzione alternativa, inoltre, il Governo ha previsto un contributo adeguato.
Intanto la città resta ferma a quel giorno, senza ancora un progetto per il suo futuro. A ricordarlo sono le frasi lasciate dai proprietari dei negozi del centro, che, quasi a monito, salutano L’Aquila con un “Arrivederci…chissà dove”.
Reportage realizzato il 10 agosto insieme a Salvatore Filippone
Pubblicato su TGcom
Conflitti: genere, postcolonialismo, politica, media
Seminario organizzato dall’Istituto di Comunicazione Iulm sui conflitti.
In diretta a cura dei ragazzi del Master in Giornalismo su http://www.westream.com/campus20
I ragazzi del Master in giornalismo Campus Multimedia (tra cui anche io ;oP) seguono i festeggiamenti per i 150 anni della Croce Rossa direttamente da Solferino dalla loro WEBTV


See you soon